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1977 - 2021: 45 anni di attività del Centro di Studi Sorani Vincenzo Patriarca APS

CAMPANE IN CONCERTO E IL BRONZO DEL 1321 DELLA CATTEDRALE DI SORA: è il nuovo appuntamento dantesco per iniziativa del Centro di Studi Sorani Vincenzo Patriarca Aps, con il patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri (avvenuta a Ravenna la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321), il patrocinio onorifico del Comune di Sora e l’adesione del Vescovo diocesano mons. Gerardo Antonazzo. La manifestazione avrà luogo lunedì 13 settembre 2021, con inizio alle ore 18,30, nel cortile dell’Episcopio (in caso di pioggia, nella Cattedrale S. Maria Assunta, grazie alla generosa collaborazione del parroco mons. Ruggero Martini). La Pontificia Fonderia di Campane Marinelli di Agnone ha messo a disposizione il Tintinnabulum, singolare e suggestivo concerto di campane. Musiche medievali e melodie gregoriane saranno eseguite dal maestro Giulio Costanzo, docente di strumenti a percussione e direttore dell’ensemble presso il Conservatorio “L. Perosi” di Campobasso, mentre lo scultore Ettore Marinelli, laureato con lode all’Accademia di Belle Arti di Napoli, modellerà un busto in argilla del Sommo Poeta. Protagonista sarà il bronzo che dal 1321, in mera coincidenza storica con l’anno della morte di Dante, diffonde il suo suono dal campanile della Cattedrale di Sora. Sarà infatti presentato il libro SQUILLA DI LONTANO. Il paesaggio sonoro di Firenze, Verona, Ravenna e Sora al tempo di Dante, opera del prof. Giuseppe D’Onorio, storico tra i maggiori esperti di campane in Italia, socio e membro del direttivo del Centro di Studi Sorani. Del libro parleranno il ricercatore fiorentino Sauro Cantini e lo stesso autore, introdotti dalla lettura e dal commento di passi della Commedia a cura del prof. Marcello Carlino, docente per molti anni alla Sapienza di Roma, critico letterario, socio e membro del direttivo del Centro di Studi Sorani, autore dei primi cinque saggi della collana “Verso il settimo centenario (1321-2021) - Cinque anni con Dante”, pubblicati dal 2017 al 2021. È stata infatti l’immagine della campana sorana del 1321 a dare il “La” alle numerose iniziative promosse in questo periodo. «Il saggio di Giuseppe d’Onorio – scrive il preside Luigi Gulia – ci dà conto del suono pulsante a longe “che paia il giorno pianger che si more” (Purg., VIII, 6). La campana evoca quel paesaggio sonoro che fu familiare al Sommo Poeta, in patria e nelle città che lo accolsero esule senza ritorno e dove, sul far della sera, “novo peregrin d’amore”, provò la nostalgica melanconia dei naviganti». Tra le curiosità storiche del libro c’è da segnalare che su una campana della chiesa maggiore di Gemona del Friuli del 1423 sono fusi i versi iniziali della preghiera alla Vergine del canto XXXIII del Paradiso, il più antico codice in bronzo della Commedia; ed inoltre, nel 1921, nella ricorrenza del sesto centenario dantesco, il Comune di Sora aderì con i Comuni d’Italia all’iniziativa della fusione di una campana commemorativa promossa dalla città di Ravenna. La dottoressa Flavia Virilli, assessore alla cultura del Comune di Gemona, ha comunicato la propria partecipazione il prossimo 13 settembre. L’evento sarà presentato dalla dottoressa Ilaria Paolisso. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Nel rispetto della vigente normativa Covid-19 bisognerà essere muniti di mascherina e di green pass.

Locandina

Giuseppe D’Onorio


SQUILLA DI LONTANO
Il paesaggio sonoro di Firenze, Verona,
Ravenna e Sora al tempo di Dante


Centro di Studi Sorani V. Patriarca Aps, Sora 2021

pp. 112+24 di illustrazioni f.t., € 15,00.

Il libro completa la collana dantesca “Verso il settimo centenario (1321-2021) - Cinque anni con Dante”. Nei cinque saggi precedenti Marcello Carlino, tra il 2017 e il 2021, attraversa la Commedia come “poesia di movimento” di cui scioglie le trame di polisenso che fanno di essa “un autentico classico”. Giuseppe D’Onorio, storico tra i maggiori esperti di campane in Italia, scioglie il significato emblematico dell’immagine della campana che fa da logo all’intera collana. Si tratta del bronzo della Cattedrale di Sora commissionato dal vescovo Andrea Masarone originario di Ferentino. Esso reca come anno di fusione il 1321. Un intreccio tra micro e macro storia, scrive l’autore: «Mentre a Sora, nel 1321, dal campanile della cattedrale di S. Maria Assunta si espandevano suoni a festa che annunciavano la nascita del nuovo vaso bronzeo, a Ravenna, dalla chiesa di San Francesco, si sentivano tocchi funerei per la scomparsa di Dante Alighieri. Due eventi tra loro in antitesi: una nascita ed una morte, ma due momenti caratterizzanti l’esistenza umana e che solo il suono di una campana può coniugare». Al tempo di Dante il paesaggio sonoro era contrassegnato principalmente dal suono delle campane, che regolavano il tempo religioso e scandivano anche il tempo della vita civile. Il Sommo Poeta ascoltò questo suono sotto il cielo di Firenze e poi nei luoghi dell’esilio senza ritorno. Anche per lui, come per i naviganti evocati nel canto VIII del Purgatorio, quella “squilla” sul far della sera fu motivo di amara dolcezza. Importante la riflessione di Giuseppe D’Onorio a proposito del valore di invito all’unità di sentimenti e di intenti rappresentato dalle campane: in un’Italia divisa da faziosità politiche, da separazioni culturali e da idiomi, «le campane erano le sole ad incarnare l’ideale dell’Alighieri, perché esse sapevano parlare al popolo con una lingua comune e comprensibile a tutti». Si snodano in un puntuale e documentato percorso di storia sociale, religiosa e artistica, non privo di curiose note di costume, i capitoli che accompagnano il lettore nella scoperta di quei suoni ai quali Dante fu educato nella sua Firenze o ai quali associò pensieri di melanconia sotto il cielo di Verona e, infine, di Ravenna, ultimo approdo del suo esilio terreno conclusosi la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. L’apparato iconografico e fotografico, opera pregevole dello stesso autore del testo, rende più familiare al lettore il volto delle “squille dantesche”. Le campane parlano non solo con il suono, ma anche con le iscrizioni fuse nelle fasce di bronzo a indicare dedica, funzione (ricorrente l’epitaffio liberatorio di sant’Agata), circostanza, committente, fonditore. Nella chiesa maggiore di S. Maria di Gemona del Friuli, Giuseppe D’Onorio segnala e descrive il più antico codice friulano della Commedia fuso nel bronzo nel 1423: nelle fasce della testata, al testo antifonario latino, invocante l’aiuto della Vergine, seguono i versi iniziali della preghiera che nel canto XXXIII del Paradiso Dante affida a san Bernardo. E così ancora, nel 1921, sesto centenario della morte del Poeta, per iniziativa di Ravenna, i Comuni d’Italia vollero che fosse una campana a dar voce alla poesia della Commedia, per rievocare in perpetuo l’Autore della più dolce immagine concepita da mente umana per associare al suono della “squilla” il tenero “disio” della patria e degli affetti che invade quanti, per vicissitudini varie della vita, da essi sono lontani. Grazie al saggio di Giuseppe D’Onorio, la campana sorana del 1321, da mera coincidenza storica con l’anno del dies natalis di Dante, ne diventa da questo settimo centenario richiamo inscindibile, immediato e ideale. (Luigi Gulia)

 

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