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1977 - 2021: 45 anni di attività del Centro di Studi Sorani Vincenzo Patriarca APS

IL CENTRO DI STUDI SORANI VINCENZO PATRIARCA APS
SI UNISCE ALLA COMUNITÀ CISTERCENSE DI CASAMARI
E DI SAN DOMENICO ABATE DI SORA
IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE DEI SEI MARTIRI
– SEMPRE ASSIDUI IN VITA ALLE FESTIVITÀ NELL’ABBAZIA SORANA –
E PER FARE MEMORIA DELLE ALTRE VITTIME DI QUELL’ECCIDIO
CONSUMATO NEL NOSTRO TERRITORIO TRA L’11 E IL 13 MAGGIO 1799
DAI SOLDATI FRANCESI IN RITIRATA

                                                                                                                                                                                                                                       

Martiri Cistercensi di Casamari
Nel gennaio del 1799 Napoli venne occupata dai Francesi. Il Re Ferdinando IV fuggì a Palermo e, a Napoli, fu proclamata la Repubblica Partenopea. Nell’aprile dello stesso anno l’esercito rivoluzionario subì diverse sconfitte ad opera dell’Austria e questa circostanza portò le truppe francesi a recarsi verso il nord. Nella ritirata, i Francesi compirono ogni sorta di devastazioni e uccisioni accanendosi in modo particolare contro chiese e monasteri. Infatti, i soldati francesi erano imbevuti di idee rivoluzionarie, contrarie alla Chiesa e alla fede cristiana. In questo contesto di odium fidei si svolse l’episodio martiriale dei Servi di Dio. Il 13 maggio 1799, dopo aver saccheggiato l’abbazia di Montecassino, venti soldati, entrarono nell’abbazia di Casamari alla ricerca di oggetti preziosi da depredare. Al momento dell’eccidio la comunità monastica era guidata dall’abate Pirelli e dal priore claustrale, padre Simeone Cardon. L’abate Pirelli, però, aveva lasciato il monastero ed era fuggito a Palermo. Durante l’ora di Compieta, mentre i monaci si preparavano al coro, i soldati francesi irruppero nel monastero e, dopo essere stati accolti e rifocillati, cominciarono a seminare terrore e morte. Mentre la maggior parte dei monaci cercò di mettersi in salvo, i Servi di Dio resistettero con coraggio eroico per difendere dalla profanazione l’Eucaristia, i vasi sacri e i paramenti. Furono uccisi con ferocia a colpi di sciabola e di baionetta. Il martirio materiale dei Servi di Dio è sufficientemente provato. La loro uccisione fu motivata da prevalente odium fidei. I corpi martoriati dei monaci furono sepolti in modo tale da favorire l’identificazione. Circa il martirio formale ex parte persecutoris, i soldati francesi, imbevuti delle idee anticristiane della rivoluzione francese, quando giunsero all’abbazia, trovarono i monaci intenti a condurre la consueta vita di preghiera e di lavoro. Sin da subito si macchiarono di atti sacrileghi verso l’Eucaristia e distrussero alcuni oggetti sacri. I monaci tentarono di reagire, raccogliendo con devozione le particole. Due di loro, P. Zawrel e P. Maisonade, vennero uccisi a colpi di sciabola nella cappella dell’Infermeria dove si trovavano in preghiera per l’avvenuta profanazione delle specie eucaristiche. Insieme a loro c’era un altro monaco che venne ferito allo stesso modo ma si salvò fingendosi morto, potendo così raccontare l’accaduto. I monaci erano rimasti nell’abbazia nonostante il pericolo grave dovuto al passaggio delle truppe francesi. I monaci che decisero di rimanere a servire i soldati e a pregare accettarono il rischio di essere uccisi. P. Brambat morì fuori dal monastero mentre cercava di raggiungere Boville Ernica per ricevere l’estrema Unzione. P. Cardon spirò il giorno dopo l’assalto, davanti al Generale Barone Thiébault che, trovandolo agonizzante, ebbe il tempo di raccogliere la sua testimonianza di accettazione del martirio e di perdono degli aguzzini. Sin da subito i fedeli della zona accorsero alle tombe dei monaci domandando grazie per loro intercessione. Sull’episodio si diffuse una certa fama di martirio che ha attraversato i secoli.

1. Simeone Maria Cardon. Nato a Cambrai (Francia), emise la professione religiosa il 4 agosto 1782, presso il monastero benedettino della Congregazione di San Mauro di Saint-Faron de Meaux. Durante la Rivoluzione Francese, si oppose pubblicamente alla Costituzione Civile del Clero e, nel 1795, dovette fuggire dalla Francia, rifugiandosi nell’Abbazia di Casamari. Qui rinnovò la sua professione il 5 maggio 1797. Dopo essere stato economo, divenne priore dell’Abbazia, che fu da lui guidata dopo che, nel 1798, l’Abate Romualdo Pirelli era fuggito a causa delle turbolenze politiche. SI distinse per santità di vita e specialmente per la carità verso i malati. Morì il 14 maggio 1799, dopo essere stato colpito dai soldati francesi che avevano occupato l’Abbazia di Casamari il giorno prima.
2. Domenico Maria Zawrel. Nato nel 1725 a Cadovio (attuale Repubblica Ceca), dapprima divenne religioso domenicano. Sentendosi attratto dalla vita monastica, nel 1776, chiese di entrare nell’Abbazia di Casamari, emettendo la professione religiosa il 6 giugno 1777. Ricoprì la carica di maestro dei novizi e difese la “Stretta Osservanza”. Era apprezzato per la vita di preghiera e per la sua saggezza. Fu ucciso dai soldati francesi nella notte del 13 maggio 1799.
3. Albertino Maria Maisonade. Nacque a Bordeaux (Francia). Nel 1792 entrò nell’Abbazia di Casamari, dove emise la professione semplice il 20 novembre 1793, come monaco corista.
Il 13 maggio 1799 fu ucciso dai soldati francesi con due colpi di pistola, mentre pregava assieme a Domenico Zawrel.
4. Zosimo Maria Brambat. Nato a Milano, entrò nell’Abbazia di Casamari nel 1792. Fu ammesso al Noviziato nel 1794 e, il 20 novembre 1795, emise la professione semplice. Dopo essere stato aggredito e ferito mortalmente il 13 maggio 1799, morì tre giorni dopo, il 16 maggio 1799, mentre si dirigeva a Boville Ernica (Frosinone, Italia), desiderando ricevere gli ultimi Sacramenti.
5. Modesto Maria Burgen. Originario della Borgogna (Francia), era stato trappista nell’Abbazia delle Settefonti, che dovette abbandonare dopo l’inizio della Rivoluzione Francese perché il monastero fu soppresso. Entrato nell’Abbazia di Casamari nel gennaio 1796 come novizio, emise i voti monastici semplici il 9 gennaio 1797. Il 13 maggio 1799 fu ucciso dai soldati francesi.
6. Maturino Maria Pitri. Nato a Fontainebleau (Francia), giunse in Italia arruolato, contro la sua volontà, nell’esercito francese. A Veroli fu ricoverato in ospedale per una grave malattia e qui si confessò con Simeone Cardon, esprimendogli la volontà di diventare monaco cistercense se fosse guarito. Superata la malattia, fu nascosto in casa del curato dell’Ospedale, che lo accompagnò nell’Abbazia di Casamari, dove fu accolto nel gennaio 1799. Venne fucilato il 13 maggio 1799.
Dal sito della Congregazione della Cause dei Santi - Santa Sede


Altre notizie riprese dal pieghevole diffuso a cura della postulazione cistercense dell’Abbazia di Casamari:


- l’11 maggio 1799, il passaggio dei soldati in ritirata è documentato in Aquino: «Oggi, undici di maggio, sono passati qui i francesi inseguiti dalle truppe regie e in questa chiesa non hanno lasciato neanche un candeliere», e in Roccasecca, dove sei persone «chiusero i loro giorno per l’aggressione francese».
- Dopo essere giunti ad Arce e averla saccheggiata, le truppe, anziché deviare per Ceprano, si diressero per Isola Liri e ne fecero una città martire. Forzato lo sbarramento e rotta la resistenza, i francesi penetrarono nella cittadina seminando violenza, lutto e sangue, non risparmiando le molte persone che si erano rifugiate, come ultima speranza, nella chiesa di San Lorenzo. Il canonico-vicario Giuseppe Nicolucci ha lasciato scritto nei libri dei defunti: «Memorando né mai dimenticabile il giorno che fu di Pentecoste, 12 maggio 1799, che il gallico furore che noi e tutte le nostre case rovinò e travolse nell’ultimo eccidio. Nulla che il nemico ferro non avesse devastato e mietuto. Non gregge, non armento sicuro alla campagna, nei presepi e negli ovili. Non uomo che scampasse da morte; non donna, ancorché fanciulla, risparmiata dalla militare licenza brutale. Né altari, né cose sacre le scellerate mani rispettarono. Chi voglia più saperne legga la triste memoria scritta… si guardi l’elenco dei morti di questo libro ed apprenderà perché registri cinquecento e più nomi di trapassati nel solo e medesimo giorno 12 maggio 1799».
- Dopo l’eccidio nella cittadina di Isola, mentre la truppa riprendeva la ritirata verso il Nord, un drappello di venti sbandati, – «venti leopardi», secondo la descrizione di un teste oculare – il 13 maggio irruppe all’interno dell’abbazia di Casamari, alle otto di sera, quando la comunità si accingeva al canto della “compieta”, prima del grande silenzio che ovatta di notte un monastero benedettino. Fu una notte di spavento, di dispersione, di sangue, di morte… di martirio.

 

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